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Dopo trent'anni di insegnamento alla scuola primaria di Bodio Lomnago, Dorotea Corbo va in pensione.
Il particolare saluto del Sindaco.
Cara Dora,
quando io ero un bambino frequentavo la scuola elementare, in quanto allora non si poteva chiamare primaria, perché molto spesso dopo di essa non si proseguiva alla secondaria, ma si veniva immessi direttamente in faticose quanto poco retribuite attività lavorative. Dunque io frequentavo la scuola elementare maschile, ben distinta dalla femminile, sita in un grigio casermone attiguo al mio ma ben distinto, tanto ben distinto che la campanella del finis veniva suonata dieci minuti prima della nostra, per far sì che le femminucce, in grembiulino bianco con gran fiocco rosa, potessero sciamare verso casa senza correre il grave rischio di imbattersi per strada in noi maschietti, in grembiulino nero con colletto inamidato bianco.

Già, perché allora non c’era un giallo scuolabus che come oggi viene a prelevare i bambini praticamente dal letto, c’erano solo le scarpe, suolate e risuolate, per coprire, quattro volte al giorno, cinque giorni alla settimana, il tragitto non breve da casa a scuola e viceversa, ovviamente percorso senza scorta di nonni o genitori, tutti affaccendati nella non sempre facile impresa di far quadrare il pranzo con la cena.

Un giorno - ricordo che facevo la prima elementare - si scatenò un temporale violentissimo, e con i miei compagni giunsi a scuola infracidito ed infreddolito. La buona maestra Pizzigoni Angela, omen nomen, ci fece appoggiare il capo sul banco, mise un ciocco di legno nella stufa parigina in dotazione all’aula per ravvivare la fiamma un poco oltre la norma, prese i nostri cappottini e li stese ad asciugare su una sedia. Poi passò lentamente per i banchi e ci disse (ricordo come fosse ieri): “Ora la vostra maestra per premio d’esser giunti anche oggi fin costì, vi darà un bel bacio”. Evento straordinario per una donna, se non proprio severa, certo molto austera. Ci baciò sul capo uno ad uno e quel bacio, unico premio al nostro zelo, lo ricordo ancora oggi con commozione.

Cara Dora,
io penso che anche tu qualche volta ti sia lasciata un poco andare ed abbia baciato sul capo le decine di alunni di cui hai avuto cura affettuosa e diligente in tutti questi anni; e sono certo che così come io ricordo la mia maestra di prima elementare per quel bacio, più che per le aste che m’insegnò, anche questi tuoi alunni, oggi ragazzi se non già uomini e padri a loro volta di altri alunni, ti ricorderanno più per una carezza, che per la teoria degli insiemi o per il laboratorio di informatica. “Un bacio è per sempre” diceva una nota canzonetta dei miei anni giovanili, ahimè scivolati addirittura nel secolo scorso. 

Siamo stati tutti bambini, e vorremmo tornare ad esserlo, per ricevere ancora una volta un bacio disinteressato. Grazie, cara Dora, per tutti i gesti d’amore che hai donato ai nostri figli.
									Il Sindaco ed amico
Dopo trent'anni di insegnamento alla scuola primaria di Bodio Lomnago, Dorotea Corbo va in pensione.
Il particolare saluto del Sindaco.
Cara Dora,
quando io ero un bambino frequentavo la scuola elementare, in quanto allora non si poteva chiamare primaria, perché molto spesso dopo di essa non si proseguiva alla secondaria, ma si veniva immessi direttamente in faticose quanto poco retribuite attività lavorative. Dunque io frequentavo la scuola elementare maschile, ben distinta dalla femminile, sita in un grigio casermone attiguo al mio ma ben distinto, tanto ben distinto che la campanella del finis veniva suonata dieci minuti prima della nostra, per far sì che le femminucce, in grembiulino bianco con gran fiocco rosa, potessero sciamare verso casa senza correre il grave rischio di imbattersi per strada in noi maschietti, in grembiulino nero con colletto inamidato bianco.

Già, perché allora non c’era un giallo scuolabus che come oggi viene a prelevare i bambini praticamente dal letto, c’erano solo le scarpe, suolate e risuolate, per coprire, quattro volte al giorno, cinque giorni alla settimana, il tragitto non breve da casa a scuola e viceversa, ovviamente percorso senza scorta di nonni o genitori, tutti affaccendati nella non sempre facile impresa di far quadrare il pranzo con la cena.

Un giorno - ricordo che facevo la prima elementare - si scatenò un temporale violentissimo, e con i miei compagni giunsi a scuola infracidito ed infreddolito. La buona maestra Pizzigoni Angela, omen nomen, ci fece appoggiare il capo sul banco, mise un ciocco di legno nella stufa parigina in dotazione all’aula per ravvivare la fiamma un poco oltre la norma, prese i nostri cappottini e li stese ad asciugare su una sedia. Poi passò lentamente per i banchi e ci disse (ricordo come fosse ieri): “Ora la vostra maestra per premio d’esser giunti anche oggi fin costì, vi darà un bel bacio”. Evento straordinario per una donna, se non proprio severa, certo molto austera. Ci baciò sul capo uno ad uno e quel bacio, unico premio al nostro zelo, lo ricordo ancora oggi con commozione.

Cara Dora,
io penso che anche tu qualche volta ti sia lasciata un poco andare ed abbia baciato sul capo le decine di alunni di cui hai avuto cura affettuosa e diligente in tutti questi anni; e sono certo che così come io ricordo la mia maestra di prima elementare per quel bacio, più che per le aste che m’insegnò, anche questi tuoi alunni, oggi ragazzi se non già uomini e padri a loro volta di altri alunni, ti ricorderanno più per una carezza, che per la teoria degli insiemi o per il laboratorio di informatica. “Un bacio è per sempre” diceva una nota canzonetta dei miei anni giovanili, ahimè scivolati addirittura nel secolo scorso.

Siamo stati tutti bambini, e vorremmo tornare ad esserlo, per ricevere ancora una volta un bacio disinteressato. Grazie, cara Dora, per tutti i gesti d’amore che hai donato ai nostri figli.
Il Sindaco ed amico